• 0 L'Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta il ciclo 1990-2020

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    L'Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta il ciclo 1990-2020: il teatro italiano in resistenza, una serie d'incontri online con alcuni dei protagonisti della drammaturgia italiana degli ultimi trent'anni. Si tratta di un'iniziativa culturale che nasce in occasione della pubblicazione dell'opera 1990-2020. Le théâtre italien en résistance (Editions Théâtrales), a cura di Federica Martucci e Olivier Favier. I due curatori della pubblicazione guideranno gli spettatori in un percorso sulle ‘voci della drammaturgia italiana contemporanea’ attraverso alcuni video-ritratti. Il primo episodio, già pubblicato, è un dialogo con Fausto Paravidino, drammaturgo, attore e regista italiano. Il programma culturale si concluderà il prossimo 30 maggio.

  • 0 BREXIT, rinviata la ratifica dell’accordo, mentre Amsterdam fa le scarpe a Londra

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    Il Regno Unito ha accettato la proposta dall’Unione europea di rinviare al 30 aprile la ratifica dell’accordo commerciale che legherà l’Unione ed il Regno dopo le modifiche intervenute con la Brexit. L’accordo è entrato in vigore il primo gennaio e la sua ratifica ufficiale era prevista entro il 28 febbraio, ma la UE, nonostante i potenziali effetti d’incertezza che il ritardo potrebbe avere sui cittadini e sulle imprese, aveva chiesto una proroga per consentire l’esame dell’accordo al Parlamento europeo. L’attesa potrebbe anche portare all’avanzamento di una questione ancora irrisolta, il futuro delle relazioni per quanto riguarda i servizi finanziari. Se Londra non sembra particolarmente interessata ad accettare le regole stabilite da Bruxelles, condizione essenziale per un’equiparazione tra i due mercati, Bruxelles insiste per regole comuni. La proposta britannica, che suggerisce solo il mutuo riconoscimento, ovvero ognuno applica le proprie regole a patto che siano ritenute accettabili dalla controparte, non sembra avere successo con i negoziatori europei. Tra i due litiganti, chi pare trarne profitto sono i Paesi Bassi. Come se già non bastasse il fatto che la Borsa olandese ha ormai superato la City, ora la Gran Bretagna rischia di vedersi soppiantata dal paese dei tulipani anche nelle scelte degli studenti. Con l’uscita dall’Unione europea, infatti, gli studenti europei non hanno più nelle università britanniche uno status diverso da quello dei loro compagni dei Paesi terzi e si ritrovano a dover pagare rette altissime. Fatti due calcoli, più della metà degli universitari che avrebbe scelto una prestigiosa università oltremanica ha optato per la lunga tradizione d’insegnamento in inglese delle università olandesi, lasciando a Boris Johnson il classico cerino che si sta consumando.